Il termine realia deriva dal latino medioevale e significa letteralmente “le cose reali”. In traduttologia, invece, i realia sono parole che indicano oggetti, concetti e fenomeni strettamente legati alla cultura di un paese, che non hanno corrispondenti in altre lingue e sono per questo difficilmente traducibili.

Molti realia sono di tipo geografico, come il termine spagnolo pampas, che si riferisce alle vaste pianure fertili dell’Argentina e non ha corrispondenti nelle altre lingue, mentre altri sono legati all’arte, come murales in spagnolo, alle tradizioni o alla vita quotidiana. In alcune culture, infatti, sono necessari termini che in altre non lo sono affatto; in italiano, per esempio, non abbiamo bisogno di una parola che indentifichi in modo immediato un grande branco di renne, mentre in finlandese questo termine esiste (tokaj). O ancora, in Namibia, nella lingua rukwangali, c’è un termine (hanyauku) che significa “camminare in punta di piedi sulla sabbia calda”.

Inoltre, spesso i realia indicano entità amministrative territoriali, come i Bundesländer in tedesco, che sono simili alle nostre regioni, o county in inglese, termine spesso imprecisamente tradotto con “contea” o “provincia”. Altri ancora rappresentano organismi e istituzioni tipiche di un Paese, come la gendarmerie in Francia o i carabinieri in Italia.

Per quanto riguarda la lingua italiana, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, molti realia sono legati alla cucina, famosa in tutto il mondo: spaghetti, pizza, mozzarella e chi più ne ha più ne metta. Anche apericena potrebbe essere considerato un realia dell’italiano, in quanto non ha corrispondenze nelle altre lingue: è infatti una tradizione tipicamente italiana quella di poter mangiare da un ricco buffet pagando solo un drink. Al di fuori dell’Italia, infatti, fare aperitivo significa semplicemente bere qualcosa nella fascia oraria 18-20, mangiando al massimo una manciata di patatine o noccioline. 

Se i realia culinari, così come quelli artistici, ci fanno apprezzare da tutto il mondo, altri purtroppo hanno l’effetto contrario, pensiamo per esempio al termine mafia e a quelli da esso derivati.

Tradurre i realia non è compito semplice, ma ci sono varie strategie traduttive, che dipendono largamente dalla tipologia di testo e dal destinatario. In primo luogo, bisogna verificare se il termine sia conosciuto nel paese della lingua di arrivo della nostra traduzione; in questo caso, si può lasciare il termine così com’è, senza creare nessun problema di comprensione. Se il realia in questione non è conosciuto, invece, si può decidere di trascriverlo aggiungendo una descrizione, o di creare un neologismo ad hoc nella lingua di arrivo (in passato è stato per esempio il caso di grattacialelo per l’inglese skyscraper). In alcuni casi, poi, si può mantenere il realia adattandolo alla lingua di arrivo, come il francese cachemire dall’hindi kašmir. Se si sta utilizzando un metodo traduttivo di “adattamento”, invece, come accade spesso quando si fanno traduzioni di letteratura d’infanzia, si può scegliere di eliminarlo, sostituendolo direttamente con un’esplicitazione o con un corrispettivo nella cultura di arrivo, per esempio rimpiazzando i macarons francesi con gli amaretti italiani.

Spero che questo articolo vi sia stato utile e, soprattutto, che vi sia piaciuto. Se vi vengono in mente altri realia, fatemelo sapere nei commenti qui sotto, sono curiosa!

Alla prossima puntata.

Laura Spagni